Seminario a Vienna: l’italiano giuridico in Europa tra storia e diritto

Vienna, aprile 2017.  Un anno fa all’AIIC Belgio, Associazione Internazionale Interpreti di Conferenza di Bruxelles, quest’anno all’AIIC Regione Austria. Il titolo del Seminario di italiano giuridico: “Dal codice dei contratti pubblici alla responsabilità dei magistrati, dalla legge anticorruzione al Jobs Act, passando per il processo civile e penale: le riforme in Italia.

Tredici tra interpreti e traduttori, anche giurati – provenienti da Francia, Croazia, Slovenia, Germania, Paesi Bassi, Italia e Austria – hanno seguito un percorso di dodici ore in un giorno e mezzo, tra i meandri del non scontato linguaggio giuridico italiano.

Apertura inevitabile sullo scenario postreferendario e sulle spinte storicosociali che hanno portato alla nascita della Costituzione e dell’ordinamento della nostra giovane Repubblica. Per arrivare alla revisione dell’Italicum, all’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, la legge anticorruzione, fino alla riforma della giustizia civile con la negoziazione assistita e il processo telematico, e del processo penale, con numerosi, e ben noti, casi di cronaca. E ancora, la responsabilità civile dei magistrati, il nuovo codice dei contratti pubblici, la recentissima (e rivoluzionaria, per l’Italia!) legge sulle unioni civili e i patti di convivenza.

La presenza estesa degli interpreti e traduttori giurati ha reso il Seminario ancor più approfondito dal punto di vista linguistico, vista la specificità del lavoro che essi svolgono, il quale necessita di terminologia puntuale e precisa. E per una giurista come la sottoscritta, poter analizzare e spiegare parole, espressioni e concetti nel loro significato più tecnico, senza dimenticarne la contestualizzazione, è stato piacere puro!

Ognuno dei temi attraverso i quali si è snodato il Seminario è stato introdotto da una storia.

Eh sì, le storie…

Ero al secondo anno di università quando,  nel novembre 1987, venne a mancare in un incidente d’auto, a soli 24 anni, Claudia, la sorella maggiore della mia compagna del ginnasio, Paola. Il dramma di una famiglia e di una città.

Nel settembre 1992 – mi ero laureata a gennaio – sua mamma Nirvana mi fece il gran regalo di farmi leggere il dattiloscritto di quello che sarebbe stato, tre anni dopo, “Amorosi segni”,  il libro dedicato alla cara figlia persa prematuramente. E qui, tra le numerose belle caratteristiche di Claudia, scoprii il suo interesse per lo scrittore americano Scott Momaday, su cui stava preparando la tesi di laurea in lingua e letteratura inglese, e, in particolare, per un brano, tratto dal libro “Ceremony”, che Claudia leggeva e aveva sottolineato proprio in quel tragico ultimo viaggio.

“Ti dirò qualcosa sulle storie (disse lui). Esse non esistono soltanto per il nostro divertimento, non facciamoci ingannare. Sono tutto quello che abbiamo, vedi, tutto quello che abbiamo per combattere malattie e morte.

Non abbiamo niente se non abbiamo storie.

Ho sentito così mie queste parole fin da allora che, oramai, in ogni attività di formazione non riesco a rinunciare a raccontare storie.

Anche in questo Seminario a Vienna. L’avvocato Giorgio Ambrosoli, il giornalista Enzo Tortora, il magistrato del pool Manipulite Gerardo D’ambrosio, i giudici antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Per citarne le più note.

Perché un Paese si comprende veramente solo attraverso la sua storia e quella degli uomini e delle donne che hanno contribuito a farla.

Perché solo partendo dalla prospettiva storica – così ricca e variegata – è possibile immergersi appieno nel sistema giuridico italiano, accolto con interesse autentico nella capitale austriaca.

2016, un anno di italiano giuridico. E non finisce qui

Bruxelles, 19 dicembre 2016. Si sono appena conclusi i primi tre seminari di italiano giuridico e politico della Promotion Keynes al Collège d’Europe di Bruges.

Pausa vacanze anche per il corso di italiano economico-giuridico di Marine, funzionaria francese di una grande società belga, che lavora sul mercato del Belpaese.

Un anno intenso, questo, cominciato il 26 febbraio alla Corte di giustizia di Lussemburgo, proseguito alla Camera di commercio belgoitaliana, al Collège d’Europe nella Promotion Chopin, all’AIIC Belgio (Associazione internazionale interpreti di conferenza), al Parlamento europeo (aprile e settembre), all’Istituto Italiano di Cultura, allo SCIC (Servizio di interpretazione e conferenze della Commissione europea).

Un anno straordinario, nove seminari in presenza, tre in videoconferenza, corsi, estensivi e intensivi.

L’italiano giuridico protagonista delle sale delle Istituzioni europee, al centro dell’interesse professionale di interpreti, giuristi, linguisti e funzionari stranieri, insieme – e imprescindibilmente – alla storia e alla cultura del Paese.

Mesi di letture, selezione di articoli e di contributi video.

Approfondimento della materia di base, analisi delle riforme – molte delle quali ancora in itinere – preparazione dei fascicoli/materiali di lavoro.

Ricerca di equilibrio tra i tempi a disposizione e la ricchezza di informazioni da fornire. Tra spiegazione di concetti giuridici e chiarezza di linguaggio.

E poi, in aula, il proficuo confronto tra sistemi e ordinamenti di altri Paesi, dell’UE e oltre, a integrare, ampliare, approfondire, a conoscerne reciprocamente le caratteristiche peculiari, e a far dire: “Bella la nostra Europa!”.

Un anno impegnativo. Ma esaltante.

Faticoso. Ma arricchente.

E non finisce qui.

Il 2017 si aprirà con il 2° corso intensivo allo SCIC – a soli tre mesi di distanza dal primo! – destinato agli interpreti di Commissione europea e Consiglio dell’Unione.

Per poi proseguire con altri tre seminari al Collège d’Europe.

Il corso di italiano giuridico e politico, a febbraio, all’Istituto Italiano di Cultura, dove tutto è cominciato, nel gennaio 2007.

In cantiere altri seminari in videoconferenza alla Corte e altri ancora in presenza in giro per importanti capitali europee (e non anticipo altro!).

Per un nuovo affascinante coinvolgente anno di… italiano giuridico.