Giuliano Amato: «Difendere i nostri valori europei, ecco una missione esaltante»

Bruxelles, 28 novembre 2017. Quando, nella primavera del 2002, entrai per la prima volta nella sala stampa del Parlamento europeo a Bruxelles, mi trovai in un’atmosfera travolgente. Colleghi di tutte le nazionalità e dalle mille lingue – anche se il francese prevaleva – correvano a destra e sinistra per fare interviste, realizzare stand-up, scrivere pezzi, lanciare agenzie.

Il presidente dell’Assemblea, il giornalista irlandese Pat Cox, liberale (innamorato dell’Italia e dell’allora presidente della Repubblica  Carlo Azeglio Ciampi, su cui spesso, negli anni a venire, si fermerà a parlare con me) era del mestiere e non lesinava la sua presenza.

Ma tutti gli occhi e le telecamere – e le penne – erano rivolte a loro, a Valéry Giscard D’Estaing (già presidente della Repubblica francese), all’ex primo ministro belga Jean-Luc Dehaene e all’ex primo ministro italiano Giuliano Amato, rispettivamente presidente e vicepresidenti della Convenzione sul futuro dell’Europa, istituita dal Consiglio europeo di Laeken del dicembre 2001 per dibattere su di un progetto che avrebbe dovuto portare a una Costituzione per i cittadini europei.

I cronisti scalpitavano affollando la sala che è oggi intitolata alla giornalista russa Anna Politkovskaja. Volevano sapere se la stesura della Progetto procedeva, ne chiedevano spiegazioni nei particolari, domandavano quali fossero i tempi di realizzazione. Jean-Luc Dehaene cercava di tenerli a bada con la sua simpatia. Giuliano Amato con il suo piglio di prof: «Essere impazienti significa essere impotenti». E i colleghi si acquietavano di fronte a quel tono cortese, ma che non ammetteva repliche.

Autorevolezza.

Il Progetto di Costituzione europea era stato approvato nel giugno 2004 dalla Conferenza intergovernativa. Poi c’era stata la firma a Roma del Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa, il 29 ottobre, altra grande emozione europea, in Campidoglio, nella sala degli Orazi e Curiazi. In una splendida giornata di sole – benedetta dai giornalisti stranieri (ma anche da noi italiani) accolti in una sala stampa creata per loro ai Fori imperiali – che non faceva certo presagire l’esito negativo dei referendum sul Trattato in Francia e nei Paesi Bassi.

Ma «la Costituzione europea non è fallita». Lo ha detto proprio Giuliano Amato, oggi giudice della Corte costituzionale, intervenendo al PE di Bruxelles – ospite dell’eurodeputata Mercedes Bresso – nell’ambito della conferenza “Verso una fase costituzionale? Scenari alternativi per una riforma del Trattato UE”, durante la quale è stato presentato anche il “Manifesto di Roma” di Villa Vigoni, centro italotedesco per l’eccellenza europea.

«Ogni tanto ci si rivede…», ha esordito Giuliano Amato incrociandomi proprio all’ingresso della sala e riconoscendomi.

«Presidente, è dai tempi della Convenzione…», gli preciso io.

«Sono solo 13 anni fa», ricorda velocemente.

«Ma io la seguo anche alla Consulta…».

«Ben fatto», risponde prendendo posto.                                 

«La Costituzione, femmina, ha fatto confluire la sua femminilità nel Trattato di Lisbona, maschio. Dunque non è fallita». Il tono è quello autorevole di allora. La stessa ampiezza di visione, la medesima arguzia. Si rivolge ai giovani, tra i 25 e i 35 anni, che hanno stilato il Manifesto, con la fermezza con cui si rivolgeva ai giornalisti. Di certo non per raffreddare il loro fervido spirito europeista, ma per indirizzarlo, dargli forma.

«Non si può pensare di lavorare oggi sull’intera struttura dell’Unione, come hanno fatto i padri fondatori e come abbiamo cercato di fare noi nella Convenzione. Questa è l’epoca dei piccoli passi, degli interventi settore per settore, bisogna puntare ai singoli miglioramenti. Per ripristinare la fiducia dei cittadini e la solidarietà reciproca degli Stati membri. Poi, ultimo gradino, la federalizzazione».

E viene fuori anche il giudice costituzionale quando precisa che vede difficilmente praticabile la strada della totale prevalenza del diritto dell’Unione su quello nazionale: «solo nelle materie di competenza e nei limiti dei principi fondamentali delle Carte».

Ma l’Europa è una nostra costruzione, la stiamo creando noi cittadini passo passo. Sui nostri valori, speciali, unici. Il presidente Amato non ha dubbi: É «alla difesa dei nostri valori» che dobbiamo dedicarci prima di tutto: «questa è una missione esaltante».

 

Quel fenomeno di sindaco di nome Giada

 

 

 

Sabaudia, 19 agosto 2017. E’ il primo sindaco (lei preferisce il maschile in omaggio al ruolo) donna della mia giovane città di origine, Sabaudia. La prima sindaca (è un mio omaggio alla sua femminilità) delle cinque città di fondazione, strappate alla palude dalla bonifica di inizio secolo scorso. Ha deciso che tutti i consigli comunali si aprano con l’Inno di Mameli, “perché il nostro è un servizio allo Stato”. E’ lei, Giada Gervasi, il primo cittadino uscito dalle urne del 25 giugno con l’impressionante risultato del 77,75 per cento dei voti, sostenuta da tre liste civiche. 42 anni, moglie, mamma, avvocato. Potete trovarla nella casa comunale o nel suo studio come dietro il banco panini della festa della patrona (“a dare una mano”); a presiedere i primi consigli e giunte come a salutare i bambini della colonia estiva. Sempre presente tra i suoi concittadini. Energia da vendere. Idee anche. E sorridente. “Giada per tutti”.

Sindaco, che origini ha il tuo impegno politico?

E’ stato quasi un gioco… Una chiacchierata tra amici prima delle scorse elezioni comunali (nel 2013). Osservando i candidati a sindaco, notavamo come non ci fosse una proposta alternativa, sembrava che i professionisti della nostra generazione avessero oramai tirato i remi in barca. E’ facile lamentarsi senza metterci la faccia. Ci siamo detti: perché non lo facciamo noi? Così è cominciata la nostra avventura politica. Siamo arrivati terzi, con nostra grande sorpresa. Dopo la mia esperienza di oltre tre anni come consigliere comunale di opposizione abbiamo creato una coalizione, e con i nostri attivisti – sono circa 200 – abbiamo lanciato questa sfida”.

E l’idea di basarsi sull’associazionismo?

E’ perché il movimento è fatto prevalentemente di cittadini, persone che si sono già dedicate alla città nelle associazioni, nel volontariato, nei comitati, in gruppi di lavoro, e hanno voluto fare questo salto visto che l’assenza di dialogo con la precedente amministrazione era un limite alla loro azione.

Tutto in poco tempo…

Beh, sono stati quattro anni di intenso lavoro. E poi, era il momento giusto. C’era una volontà di cambiamento nella popolazione. Credo abbia pesato più il fatto che ci siano state amministrazioni simili in continuità per oltre venti anni che il periodo di tempo limitato in cui noi siamo nati e cresciuti. 

Neanche due mesi dalla vittoria elettorale, poco più di un mese dall’insediamento, con il primo consiglio comunale, il 13 luglio: un primissimo bilancio?

Molto positivo! Anche se questo è un periodo complesso, per Sabaudia, con elementi contingentibili come l’affluenza dei turisti, le manifestazioni estive, le problematiche della sicurezza del mare, della spiaggia, l’antincendio, i rifiuti. La nostra azione si sta muovendo su due piani. Da una parte una continuità con la programmazione per la stagione, effettuata dal commissario prefettizio. Dall’altra cominciare a gettare le basi per quella che sarà una struttura di rinnovamento più complessa per poi attuare il nostro programma elettorale.

Prospettive a breve termine?

La prima è la revisione della pianta organica, un elemento di necessità. La macchina amministrativa deve essere efficace ed efficiente, altrimenti qualsiasi programma diventa un libro dei sogni. La rivisitazione si è rivelata necessaria a seguito dei numerosi pensionamenti degli ultimi anni, anche di figure apicali che non sono state sostituite e che hanno prodotto uffici, settori interi gestiti da un solo funzionario. C’è l’esigenza, in base al personale presente, di riorganizzare le risorse umane: dopo una loro corretta allocazione si potrà valutare l’inserimento di nuove figure. Lo stesso personale, cambiando attività o funzione, potrà trovare nuove motivazioni. Senza questi mezzi, il fine non può essere aggiunto.

E a più lungo termine?

Abbiamo attivato tutte le procedure per la sistemazione degli impianti pubblici, sportivi, scolastici e non solo. Abbiamo predisposto la programmazione 2018: manifestazioni ed eventi, con il prolungamento della stagione turistica, anticipandone l’avvio già al 25 marzo, giorno della festa patronale, fino al 30 ottobre. Un maggior coordinamento delle iniziative, in modo da evitare la sovrapposizione e migliorarne la fruibilità per cittadini e turisti.

Certo, il turismo, rilevante per una città come Sabaudia, tanto premiata da madre natura.

Siamo ancora in una fase molto arretrata di sviluppo turistico, sinora legato al singolo evento e non a un’effettiva analisi economica del territorio, della domanda e dell’offerta. Il nostro obiettivo è creare una città del benessere, dove il turista possa trovare tutto: meta di vacanze ma anche di ritorni, di continuità di rapporti. E questo può essere fatto con un turismo 3.0 che consenta la fruibilità, l’accessibilità: qui è difficile trovare l’alloggio, è difficile individuare i collegamenti, arrivarvi. E poi inserirla nei circuiti, cosa sinora mai fatta poiché i servizi sono scarsi. La nostra è una città in cui si potrebbero praticare numerosi sport (dall’equitazione ai nautici agli sport all’aria aperta), ma la scarsità di impianti è una grande limitazione. Per non parlare della possibilità di mangiare bene. I prodotti della nostra terra sono quelli del triangolo d’oro: sono eccellenze esportate anche all’estero. Eppure non siamo ancora riusciti a farne un marchio.

Sabaudia e l’Europa.

Sabaudia è e deve essere considerata una città d’Europa. E’ una città moderna, razionalista, in cui si possono ben coniugare le caratteristiche locali ai canoni di centro europeo. Tra l’altro, è entrata nel novero di cinque città dell’UE al centro di un progetto di studi gestito dall’Università di Padova. Per questo deve essere in grado di coniugare ambiente, risorse e opportunità. Un neo della città – pur con tutti i requisiti oggettivi – è la mobilità sostenibile, per l’assenza di un’estesa rete di piste ciclabili, che consenta la fruibilità interna in bicicletta ma anche e soprattutto il collegamento con i centri limitrofi. E’ un must da porre in essere. Ma Europa vuol dire anche apertura, confronto culturale, sviluppo, studio, e su tutto questo ci vogliamo proiettare. Già nel precedente programma, in modo innovativo, l’elemento che ci ha distinto è stato quello di parlare non solo di Sportello Europa – oltretutto mai attuato sinora – ma anche di Smart City. Noi vediamo Sabaudia come una città dove le nuove tecnologie e l’ambiente possano coniugarsi in tutto. Nella mobilità come nel funzionamento della macchina amministrativa. E nell’offerta turistica.

Hai parlato di Sportello Europa: in cosa consisterà?

Avrà una duplice finalità: da un lato, reperimento dei fondi, tramite i finanziamenti diretti e indiretti, per lo sviluppo delle attività dell’Ente. Dall’altro l’informazione, con il sostegno all’imprenditoria e al privato che vogliano accedere alle opportunità fornite dall’appartenenza all’Unione europea. Sarà un presidio di prossimità, che faccia da punto di riferimento per la comunità e per quelle limitrofe. Uno sportello con una dotazione organica, parte del Settore finanziario, e aperto al pubblico. E’ stata approvata in giunta la delibera per la sua creazione, abbiamo individuato il personale preposto, il che ci consentirà di attivarlo già nel mese di ottobre.

Al di là di come si svilupperà il tuo mandato, quanto è accaduto – e sta accadendo – a Sabaudia, soprattutto a livello di partecipazione popolare, sembra porsi già come un piccolo modello: credi possa essere esportabile anche a livello nazionale?

Quello che, a mio parere, si è perso nei partiti, per così dire classici, in Italia, è il rapporto con la gente, il senso di appartenenza alla comunità, di essere al suo servizio, che è lo spirito che ha animato i padri fondatori della Repubblica. A livello nazionale “vincerà” chi riuscirà a ritrovare quella concretezza di rapporti che si è persa. E, per far questo, lo strumento da utilizzare non è certo la rete, che è e rimane un’importante forma di comunicazione e informazione – da noi tanto usata durante la campagna elettorale – ma il rapporto umano, la conoscenza del territorio, il contatto diretto. Io sono piuttosto protezionista: per me l’Italia è il paese più bello del mondo, e Sabaudia è il comune più bello del mondo! E in quanto tali da tutelare. Però i cittadini devono cominciare a guardare oltre il proprio interesse e sentirsi popolo, ritrovare il valore dello Stato, delle istituzioni, dell’unità nazionale. A fare della diversità una ricchezza.

E il leader vincente?

Io sono il sindaco ma sono sempre Giada. Questo fa la differenza. La gente deve sentirti vicina, una persona di famiglia, seria e onesta. E coerente. Ci vuole molto a creare il rapporto fiduciario e poco a distruggerlo. L’incoerenza non può essere di un leader. L’elemento vincente, nel mio caso, è stata l’intergenerazionalità, l’essere il candidato sindaco che ha unito diverse generazioni di elettori. Riuscire a superare il gap generazionale tra i vecchi personaggi politici e i nuovi, a vantaggio di figure intermedie credibili, insieme a un cambiamento culturale, di atteggiamento: è questa la grande scommessa dell’Italia di oggi e di domani.

25 anni da Capaci: l’italiano al Collège d’Europe in nome di Falcone e Borsellino

Bruxelles, 22 maggio 2017. Quel 23 maggio del 1992 ero a casa, a Sabaudia. Faceva caldo. La mattina ero andata al mare, nel pomeriggio sistemavo libri e materiali dell’università – mi ero laureata a gennaio – con la radio accesa su programmi di informazione. Dal GR1 mi arrivano le voci concitate dei giornalisti che ancora ipotizzano sulla presenza di Giovanni Falcone in una delle auto coinvolte nell’attentato, le cui modalità sanno quasi dell’incredibile. Invece il giudice è lì, con sua moglie Francesca Morvillo, con i ragazzi della scorta, con l’autista che si salva perché sul sedile posteriore: a Giovanni piaceva guidare…

57 giorni dopo, il 19 luglio – sono a Londra per un corso di inglese – stesso destino per Paolo Borsellino e chi lo circonda (fortunatamente Agnese e figli sono lontani).

Già dal mio primo corso di italiano giuridico all’IIC di Bruxelles, nel gennaio 2007, non riesco a trattenermi dal far conoscere agli allievi  la vita e l’operato dei due magistrati che hanno cambiato il destino di silenzio e di omertà dell’Italia del tempo.

E quando – nel febbraio 2014 – al Collège d’Europe di Bruges fanno il loro esordio i corsi di italiano, inaugurati da Beppe Severgnini, le giovani promesse dell’Unione europea, e oltre, sono entusiaste di approfondire la storia e il diritto italiani attraverso il lavoro preziosissimo dei due giudici antimafia.

Difficile esprimere la fierezza – e l’emozione – del 20 giugno dello stesso anno, quando il rettore del Collegio, il prof. Joerg Monar, annuncia, per il settembre seguente, la Promotion Falcone&Borsellino 2014-2015.

E’ Brigitta Horvath, ungherese, master in Relazioni internazionali e diplomazia dell’UE, a chiedermi di realizzare il primo seminario di italiano giuridico e politico al Collège (25 gennaio 2015). «Bisognerebbe attivare stabilmente un corso specialistico di italiano giuridico» sostiene la studentessa della Promotion F&B.  «E’ l’ideale per chi, come me, ha studiato l’italiano all’Università, praticato negli anni ma non certificato a quel livello, cosa che fa il Collège»«Sarebbe interessante introdurre anche seminari di italiano del settore diplomatico: io ho provato a studiare diplomazia italiana all’università, ma mi è stato impossibile a causa dell’inesistenza di testi di supporto, come la dispensa che la professoressa Coccoluto ha preparato e che  mi auguro venga pubblicata presto. Riuscire a capire la politica, la geografia, ma anche la mentalità diplomatica, le pratiche, gli atteggiamenti, il linguaggio, diversi in ogni Paese: c’è una grande potenzialità in tutto questo».

«L’italiano è una parte bella delle attività linguistiche al Collège. Praticarlo a un livello specializzato è un’ottima occasione per noi» conferma Volha Kozhukh, bielorussa, collega di Brigitta. «Durante la Promotion Falcone&Borsellino si è parlato ovunque italiano, anche da parte di chi non aveva un interesse forte e coinvolgente. La nascita dell’Italian Society, poi, ha contribuito ancora più alla diffusione di questa passione italiana: un gruppo aperto anche a noi stranieri. In nome dei due straordinari Patrons, un anno bellissimo al Collège».

«Ho sempre avuto un “affetto” speciale per l’italiano, una lingua elegante, e così romantica… Mi è piaciuto scoprirla e confrontarla con lo spagnolo e la mia lingua madre». Héloise Dubois, francese, master in Studi economici europei nella Promotion Keynes 2016-2017, non ha dubbi: «Voglio raggiungere il livello C2, e questo anno di studio al Collège mi ha messo sulla buona strada. Sono molto grata alla professoressa Maria Cristina per la sua energia e l’entusiasmo inesauribile: l’apprendimento in queste condizioni è una vera delizia. E conoscere nei dettagli il contributo di Falcone e Borsellino è stato determinante per entrare nella storia dell’Italia».

Alexandros Liatsos, ciprota, Promotion Chopin 2015-2016, master in Studi giuridici europei, «intrigato dalla bellezza e dall’importanza della lingua italiana», è stato «un vero onore esplorarla più in  profondità con l’aiuto di un’insegnante talentuosa e di studenti intelligenti provenienti da tutta Europa». «Ho imparato più della lingua e della cultura italiane: ho imparato quante somiglianze esistono tra le diverse lingue, le diverse persone e le diverse società da cui proveniamo. Questo corso ha un posto speciale nel mio cuore e mi ha spinto a diventare una persona migliore e a combattere per un mondo più sano».

Bello sentir dire da Thibault Roy, francese, Promotion F&B – nella sua lingua madre, che non traduco come inno alla pluralità linguistica europea – che «les cours de Prof. Coccoluto allient l’utile à l’agréable. Les leçons sont parfaitement structurées, avec un apprentissage rigoureux de la grammaire et de la conjugaison italienne…mais pas seulement! Elles offrent aussi un enrichissement culturel et personnel avec l’utilisation de supports interactifs variés: chansons, articles de presse, magazines, débats. La professeure est toujours extrêmement investie. Elle n’hésite pas à vous aider quand vous souhaitez explorer un sujet en particulier (poésie, vocabulaire juridique etc). En somme, des cours à consommer sans modération!»

 «La prima cosa che mi viene in mente pensando al nostro corso è che, finalmente, la domenica, ho potuto fare qualcosa per il mio cuore…un qualcosa di molto europeo». Jiri Kratky, Promotion Chopin, master in Relazioni internazionali, è un diplomatico della Repubblica ceca, che ha trascorso diversi anni a Roma e in Vaticano.  «Per me la lingua italiana è la chiave per arrivare all’autenticità della cultura europea… nell’italiano percepisco qualcosa della mia cultura… e mi sento sempre più ‘europeo’».

Daniela Bularda è rumena, master in Relazioni internazionali, Promotion Keynes:  «Al Collège, ho apprezzato molto le dinamiche del corso, un lato umano costante con la nostra insegnante e le nostre belle interazioni. La visione del film su Falcone e Borsellino ci ha proiettato nella lotta contro le reti mafiose degli anni ’80. Anche se con tristezza, mi ha colpito il grande coraggio nell’affrontare gli ostacoli. Quello che ricorderò particolarmente delle loro vicende: se non si riesce a rendere il mondo più felice, almeno possiamo cercare di renderlo più corretto».

Per Simona Pronckuté, lituana, Promotion Falcone&Borsellino, master in Studi politici europei e amministrazione, «l’italiano è una lingua utile soprattutto a Bruxelles, dove tutti parlano inglese e francese, e conoscerlo è un’opportunità in più. Io ho studiato a Parma, ho lavorato a Rimini e a Torino, nel 2007. Al Collège mi è stato possibile praticarlo e approfondirlo».

«Fascinated by the beauty of the Italian culture and language,  I felt extremely lucky when I saw the College was offering us Italian courses with the help of the Italian Cultural Institute from Brussels» afferma in inglese Liana Sandulescu, rumena, master in Diritto durante la Promotion Voltaire 2013-2014. «Learning a new language is always an enriching experience as you are introduced to different traditions and ways of thinking; besides, it is scientifically proven that new grammar structures influence one’s way of thinking. In any event, one thing is certain – it is always a lot of fun!»

«The courses of Maria Cristina were brilliant; she is very lively and always interested of our different backgrounds. I always felt she was happy to be with us and to have a bound with the College of Europe. We were also very happy to study with her. Maria Cristina has so much positive energy and it was a pleasure to be involved in something different from the courses of our departments, something which was very useful and relaxing at the same time».  «The structure of the course was very good, as we did not only grammar exercises, but also innovative exercises – we had photos from newspaper that we had to describe and we also did numerous team activities. I loved that the course always ended with an Italian song that in the end we were singing together. I remember the general enthusiasm when Maria Cristina brought us the lyrics from “Insieme” de Toto Cutugno».

«I have to admit I envy a bit the new promotion as they will have the opportunity to study Italian from the first semester whereas we only started in February. It is very good for the College to support the improvement of language skills and I hope the Italian courses will become a tradition in Bruges».

Per Tobias Kellner, tedesco, Promotion Falcone&Borsellino, «il corso di italiano è sempre stato un buon inizio di settimana! Abbiamo trattato un sacco di argomenti, svolto una serie di attività varie, che ci hanno permesso di imparare tanto, dagli esercizi di grammatica alle prove di canto alle caratteristiche delle regioni, che ci auguriamo di poter visitare  presto».

«Sicuramente la conoscenza dell’italiano consente di fare un passo in avanti per capire l’Europa, il suo passato e il suo potenziale» conclude Volha Kozhukh, «oltre ad aprire le porte per comprendere la realtà odierna in Italia. Sono davvero felice di essere stata studentessa della promozione che porta il nome di Falcone e Borsellino. Ricordando loro, puntualmente penso a tutti gli eroi, magari sconosciuti, che oggi lottano contro la criminalità. E credo che l’esempio di questi due magistrati sia necessario per avere coraggio nell’affrontare le nuove sfide».

Due anni dopo Brigitta si emoziona ancora: «Ricordo di essermi commossa quando sono venuta a sapere il nome della Promotion: l’intitolazione a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino in qualche modo mi ha fatto sentire di essere al posto giusto al momento giusto. Adesso ho la fortuna di lavorare in un edificio della Commissione europea dove c’è una sala a loro intitolata: il primo giorno, vedendo il loro nome all’arrivo, mi si è scaldato il cuore».

«La loro importanza è stata fondamentale per l’avvio di una cooperazione europea e internazionale nella lotta al crimine organizzato. E’ vero, nel 1992 si è conclusa la vita sulla terra di questi due eroi. Ma è cominciata l’epoca della  nostra responsabilità, perché ormai “le loro idee camminano sulle nostre gambe”»

Seminario a Vienna: l’italiano giuridico in Europa tra storia e diritto

Vienna, aprile 2017.  Un anno fa all’AIIC Belgio, Associazione Internazionale Interpreti di Conferenza di Bruxelles, quest’anno all’AIIC Regione Austria. Il titolo del Seminario di italiano giuridico: “Dal codice dei contratti pubblici alla responsabilità dei magistrati, dalla legge anticorruzione al Jobs Act, passando per il processo civile e penale: le riforme in Italia.

Tredici tra interpreti e traduttori, anche giurati – provenienti da Francia, Croazia, Slovenia, Germania, Paesi Bassi, Italia e Austria – hanno seguito un percorso di dodici ore in un giorno e mezzo, tra i meandri del non scontato linguaggio giuridico italiano.

Apertura inevitabile sullo scenario postreferendario e sulle spinte storicosociali che hanno portato alla nascita della Costituzione e dell’ordinamento della nostra giovane Repubblica. Per arrivare alla revisione dell’Italicum, all’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, la legge anticorruzione, fino alla riforma della giustizia civile con la negoziazione assistita e il processo telematico, e del processo penale, con numerosi, e ben noti, casi di cronaca. E ancora, la responsabilità civile dei magistrati, il nuovo codice dei contratti pubblici, la recentissima (e rivoluzionaria, per l’Italia!) legge sulle unioni civili e i patti di convivenza.

La presenza estesa degli interpreti e traduttori giurati ha reso il Seminario ancor più approfondito dal punto di vista linguistico, vista la specificità del lavoro che essi svolgono, il quale necessita di terminologia puntuale e precisa. E per una giurista come la sottoscritta, poter analizzare e spiegare parole, espressioni e concetti nel loro significato più tecnico, senza dimenticarne la contestualizzazione, è stato piacere puro!

Ognuno dei temi attraverso i quali si è snodato il Seminario è stato introdotto da una storia.

Eh sì, le storie…

Ero al secondo anno di università quando,  nel novembre 1987, venne a mancare in un incidente d’auto, a soli 24 anni, Claudia, la sorella maggiore della mia compagna del ginnasio, Paola. Il dramma di una famiglia e di una città.

Nel settembre 1992 – mi ero laureata a gennaio – sua mamma Nirvana mi fece il gran regalo di farmi leggere il dattiloscritto di quello che sarebbe stato, tre anni dopo, “Amorosi segni”,  il libro dedicato alla cara figlia persa prematuramente. E qui, tra le numerose belle caratteristiche di Claudia, scoprii il suo interesse per lo scrittore americano Scott Momaday, su cui stava preparando la tesi di laurea in lingua e letteratura inglese, e, in particolare, per un brano, tratto dal libro “Ceremony”, che Claudia leggeva e aveva sottolineato proprio in quel tragico ultimo viaggio.

“Ti dirò qualcosa sulle storie (disse lui). Esse non esistono soltanto per il nostro divertimento, non facciamoci ingannare. Sono tutto quello che abbiamo, vedi, tutto quello che abbiamo per combattere malattie e morte.

Non abbiamo niente se non abbiamo storie.

Ho sentito così mie queste parole fin da allora che, oramai, in ogni attività di formazione non riesco a rinunciare a raccontare storie.

Anche in questo Seminario a Vienna. L’avvocato Giorgio Ambrosoli, il giornalista Enzo Tortora, il magistrato del pool Manipulite Gerardo D’ambrosio, i giudici antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Per citarne le più note.

Perché un Paese si comprende veramente solo attraverso la sua storia e quella degli uomini e delle donne che hanno contribuito a farla.

Perché solo partendo dalla prospettiva storica – così ricca e variegata – è possibile immergersi appieno nel sistema giuridico italiano, accolto con interesse autentico nella capitale austriaca.

2° corso di italiano giuridico allo SCIC: il buon anno si vede dal mattino

 

Bruxelles, 2 febbraio 2017.  Il tempo di rientrare a Bruxelles (dopo le vacanze di Natale), e dodici interpreti di diverse nazionalità dell’Unione europea, funzionari dello SCIC, il Servizio di interpretazione e conferenze della Commissione, mi aspettavano per un corso intensivo di italiano giuridico di venti ore, da tenere in quattro giorni (dal 10 al 13 gennaio), presso la European Commission Library.

Si è trattato di un corso per così dire introduttivo, destinato a interpreti che non avevano mai assistito a una formazione di questo genere in italiano. Un primo livello, in un certo senso, come quello del mese di agosto scorso, a cui seguirà prossimamente – a grande richiesta – un secondo livello di approfondimento.

Chi meglio del Roberto nazionale (Benigni), nell’aula del Senato il 4 maggio 2015, poteva condurre all’illustrazione dell’ordinamento costituzionale, con la storia di un Paese unito nel Regno d’Italia solo dal 17 marzo 1861, e Repubblica solo dal 2 giugno 1946. Il tutto inserito nello scenario post referendario della mancata riforma costituzionale, con il ruolo determinante dello Stato pontificio, oggi Città dal Vaticano, artefice dell’italico destino per più di 1100 anni. E coronato dalla visione di foto di Roma istituzionale, in particolare del Quirinale, e brani tratti dalla fiction TV “De Gasperi, l’uomo della speranza”.

Dall’introduzione sulle tipologie di diritto e sulle fonti giuridiche all’analisi dell’Italicum il passo è stato breve: come verrà modificata la legge elettorale in vigore dal luglio 2016? Dopo la pronuncia della Consulta il 24 gennaio e in attesa delle motivazioni, il mondo della politica si confronta nella prospettiva della fine della 17^ legislatura e la chiamata alle urne.

La visione di uno stralcio della 1^ relazione al Parlamento di Raffaele Cantone, presidente dell’ANAC, l’Autorità Nazionale Anti Corruzione, nel luglio 2015, ci ha fatto conoscere in sintesi i tratti della riforma della PA, mentre l’introduzione sul complesso mondo dei sindacati in Italia ci ha condotto all’intervista a Matteo Renzi (maggio 2015) che spiega il Jobs Act, la riforma del mercato del lavoro, con la spinosa questione dei “voucher” e la sentenza della Corte costituzionale sull’ammissibilità o meno dei referendum abrogativi.

La vicenda di Enzo Tortora – uno dei casi più clamorosi di errore giudiziario – per introdurre l’iter dalla legge Vassalli alle nuove disposizioni sulla responsabilità civile dei magistrati (L. 27 febbraio 2015 n. 18).

Una breve introduzione sull’ordinamento giudiziario italiano, con un brano dal film “Testimone inconsapevole”, basato sul romanzo omonimo di Gianrico Carofiglio, per soffermarsi, in maniera schematica, sul processo civile di cognizione, sommario e ordinario, sulla riforma della giustizia civile con la negoziazione assistita e il processo telematico, e sul processo penale, con numerosi, e ben noti, casi di cronaca.

Un percorso a ritmo serrato nel linguaggio giuridico italiano, che non ha risparmiato i riferimenti storici e i collegamenti all’attualità. Con l’attiva partecipazione degli interpreti che, con domande e interventi tra i più vari, hanno messo a confronto gli ordinamenti di diversi Stati membri dell’Unione europea. Niente male in prossimità del 60° anniversario dei Trattati di Roma (25 marzo 1957).

E se il buon anno si vede dal mattino…

 

 

2016, un anno di italiano giuridico. E non finisce qui

Bruxelles, 19 dicembre 2016. Si sono appena conclusi i primi tre seminari di italiano giuridico e politico della Promotion Keynes al Collège d’Europe di Bruges.

Pausa vacanze anche per il corso di italiano economico-giuridico di Marine, funzionaria francese di una grande società belga, che lavora sul mercato del Belpaese.

Un anno intenso, questo, cominciato il 26 febbraio alla Corte di giustizia di Lussemburgo, proseguito alla Camera di commercio belgoitaliana, al Collège d’Europe nella Promotion Chopin, all’AIIC Belgio (Associazione internazionale interpreti di conferenza), al Parlamento europeo (aprile e settembre), all’Istituto Italiano di Cultura, allo SCIC (Servizio di interpretazione e conferenze della Commissione europea).

Un anno straordinario, nove seminari in presenza, tre in videoconferenza, corsi, estensivi e intensivi.

L’italiano giuridico protagonista delle sale delle Istituzioni europee, al centro dell’interesse professionale di interpreti, giuristi, linguisti e funzionari stranieri, insieme – e imprescindibilmente – alla storia e alla cultura del Paese.

Mesi di letture, selezione di articoli e di contributi video.

Approfondimento della materia di base, analisi delle riforme – molte delle quali ancora in itinere – preparazione dei fascicoli/materiali di lavoro.

Ricerca di equilibrio tra i tempi a disposizione e la ricchezza di informazioni da fornire. Tra spiegazione di concetti giuridici e chiarezza di linguaggio.

E poi, in aula, il proficuo confronto tra sistemi e ordinamenti di altri Paesi, dell’UE e oltre, a integrare, ampliare, approfondire, a conoscerne reciprocamente le caratteristiche peculiari, e a far dire: “Bella la nostra Europa!”.

Un anno impegnativo. Ma esaltante.

Faticoso. Ma arricchente.

E non finisce qui.

Il 2017 si aprirà con il 2° corso intensivo allo SCIC – a soli tre mesi di distanza dal primo! – destinato agli interpreti di Commissione europea e Consiglio dell’Unione.

Per poi proseguire con altri tre seminari al Collège d’Europe.

Il corso di italiano giuridico e politico, a febbraio, all’Istituto Italiano di Cultura, dove tutto è cominciato, nel gennaio 2007.

In cantiere altri seminari in videoconferenza alla Corte e altri ancora in presenza in giro per importanti capitali europee (e non anticipo altro!).

Per un nuovo affascinante coinvolgente anno di… italiano giuridico.

Ubi est societas, ibi est ius. Ubi est ius, ibi est societas

di Maria Cristina Coccoluto

Entrando nell’aula magna della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università “La Sapienza”, a Roma, nel lontano novembre 1985, il concetto che sentii ripetere più volte, in quel primo giorno di lezione, dai professori di Istituzioni di diritto privato e Filosofia del diritto, fu proprio questo.

«Là dove è un corpo sociale organizzato, lì vi è diritto. Dove è diritto, là vi è un corpo sociale organizzato».

Una massima semplice ma essenziale, che mi ha introdotto nel complesso – seppur affascinante – mondo della legge, base del nostro viver civile. E con la quale oggi, a mia volta, introduco puntualmente i miei corsi e seminari di italiano giuridico.

Come l’ultimo in ordine di tempo, lo scorso 29 agosto, al Centro Albert Borschette di Bruxelles, destinato allo SCIC, Servizio di Interpretazione e Conferenze della Commissione europea. Sedici interpreti di diverse nazionalità mi hanno seguito – per ben quattro ore al giorno per cinque giorni – in un percorso storico, giuridico e sociale dalle origini del Regno d’Italia fino all’attuale ordinamento costituzionale della Repubblica, con un primo sguardo (da approfondire nel prossimo futuro) sulle riforme degli ultimi due anni.

Tutti affascinati dalla figura di Alcide De Gasperi, padre della Patria, protagonista indiscusso della storia d’Europa. E dall’italiano del diritto, patrimonio del Belpaese e dell’Unione europea.