Ai 18enni di Sabaudia la Costituzione, cuore della Repubblica italiana

 

Sabaudia, 15 aprile 2018. Quando, nel lontano 1987, sostenni l’esame di Diritto costituzionale alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università La Sapienza di Roma, la decisione fu presto presa: mi sarei fatta assegnare la tesi di laurea in questa materia, e precisamente sull’articolo 21 della Carta (libertà di stampa). Ma il professore titolare della cattedra, in procinto di andare in pensione, scoraggiò la mia scelta, inducendomi – a mio malincuore – a dirigermi verso altri lidi.

Eppure la Costituzione della Repubblica italiana ha continuato – e continua – ad accompagnare la mia vita professionale e personale.

Avevo 21 anni quando me ne innamorai. Quasi l’età dei diciottenni (nel corso dell’anno 2018) ai quali oggi, in occasione dell’84° anniversario dell’inaugurazione della mia città, Sabaudia, il sindaco Giada Gervasi, l’Amministrazione comunale, le autorità militari hanno consegnato il testo della Carta costituzionale.

«Un autentico passaggio di consegne tra generazioni», ha affermato il giudice Corradino Diana, presidente di Cassazione con funzioni di coordinatore Sezione Lavoro presso il Tribunale di Latina, «allo scopo di tramandare un patrimonio prezioso per tutti».

Era il 2 giugno 1946 quando – sulle macerie della seconda guerra mondiale – tutti gli italiani, uomini (senza più distinzione di censo) e donne (alle urne per la prima volta), sceglievano la forma di governo repubblicana rendendo storia l’esperienza monarchica. Ed eleggevano 556 costituenti che, nel gennaio del 1947, predisponevano la prima bozza della Carta.

Approvata il 22 dicembre 1947 «con una cerimonia toccante», racconta il giudice Diana; promulgata il 27 dal Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola, la Costituzione entrò in vigore il 1° gennaio 1948.

Settanta anni e non dimostrarli. «Aver inserito, come novità assoluta in Europa, i “Principi fondamentali” nei primi 12 articoli ha reso il testo resistente al tempo», ha spiegato il Presidente illustrandone ai ragazzi la struttura complessiva: “Diritti e doveri dei cittadini”, articoli dal 13 al 54; “Ordinamento della Repubblica”, articoli dal 55 al 139. Più 18 Disposizioni transitorie e finali.

E poi il valore del lavoro, richiamato più volte e in più parti, ma che Costantino Mortati volle insistentemente in apertura: «L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione».

E la pari condizione e retribuzione tra uomini e donne (articolo 37), principio costituzionalmente sancito eppure, ancora oggi, non pienamente realizzato il quale, nel 1958, in combinato disposto con gli articoli 3 (pari dignità) e 51 (accesso ai pubblici uffici e alle cariche elettive), consentì a Rosa Oliva, una giovane laureata campana – desiderosa di avviarsi alla carriera prefettizia ma priva del requisito del “sesso maschile” – di cominciare, e concludere con successo, una battaglia per la parità di accesso ai concorsi pubblici attraverso un ricorso alla Corte costituzionale sostenuto proprio dal suo professore universitario Costantino Mortati. Con conseguente successiva apertura alle donne della carriera in magistratura e nelle forze armate.

I ragazzi, chiamati uno per uno dal sindaco Gervasi, hanno accolto il prezioso dono con entusiasmo. L’Orchestra “I giovani filarmonici pontini”, diretti dal maestro Stefania Cimino – alcuni dei quali diciottenni – hanno aperto l’evento con l’Inno nazionale e chiuso con l’Inno europeo, la nostra storia in musica.

«Ecco l’importanza del testo che vi viene consegnato», ha concluso la Sindaca. «Contiene le regole del nostro viver civile, il cui rispetto è il presupposto per la realizzazione di tutti i vostri sogni».

Euronline, i ragazzi del “G.Cesare” di Sabaudia incontrano l’Europa

 

Sabaudia (Lt), 23 dicembre 2017. Quando Annalisa Siniscalchi, amica da anni e professoressa di inglese all’Istituto onnicomprensivo “Giulio Cesare” di Sabaudia, mi ha lanciato la proposta di partecipare a “Euronline” per parlare con gli studenti di Unione europea, non me lo sono fatto ripetere due volte. Ritornare nella scuola dove felicemente ho frequentato le “medie” – era il secolo scorso – e ritrovarla più bella e più viva di allora, con allievi dinamici e sorridenti, è stato un piacere speciale. Per non parlare dell’accoglienza della dirigente Miriana Zannella e dei docenti. E l’attiva partecipazione della delegata alle politiche formative del Comune di Sabaudia, l’avvocato Emanuela Palmisani. Tutti di fronte a una platea di ragazzi preparatissimi – le classi seconde e terze – che, rotto il ghiaccio, si sono spesso contesi il microfono per poter esprimere in libertà i propri pensieri alla mia domanda: «Cosa vi viene in mente se dico “Europa”?». Uno scambio serrato ed energetico di due ore, seguito da una serie di reportage, raccolti dalla prof Siniscalchi, di cui è stato difficile selezionare alcuni stralci.

Perché l’Europa è la loro, dei ragazzi. Ed è loro che devono avere la parola.

«Durante l’incontro a carattere interdisciplinare con la dott.ssa Maria Cristina Coccoluto, docente di italiano giuridico agli stranieri presso il Collège d’Europe a Bruges, città distante 100 km da Bruxelles» scrive nel suo reportage Anita Repele, 12 anni, IIA «si è fatto riferimento a nozioni storiche, come le celebrazioni, l’aprile scorso, dei sessanta anni dal Trattato che istituisce la Comunità Economica Europea, firmato proprio a Roma. Una notizia che non conoscevamo, e che ci rende fieri di essere sabaudiani, è l’aver scoperto che sul lago di Paola si trova la villa di Altiero Spinelli, politico, scrittore nonché padre fondatore dell’UE. Oltre a parlare dell’Unione di oggi si è fatto riferimento anche a illustri personaggi del passato, come Alcide De Gasperi. Particolare curioso è stato il fatto che la prof Coccoluto e la dott.ssa Palmisani si siano conosciute a Bruxelles durante la visita dei delegati del Comune di Sabaudia e che si siano rincontrate in questa occasione per parlare di Europa. Un cerchio che si chiude: Sabaudia, l’Europa e NOI!».

Jolie Santipo, 12 anni, IIB, ha trovato «molto interessante l’incontro perché ci ha dato la possibilità di sapere qualcosa in più sull’UE e sulle possibilità che offre a noi giovani in ambito lavorativo per chi voglia entrare a far parte dell’universo europeo».

Secondo Lorenzo Vitti, 13 anni, IIIA, «la relatrice ha risposto alle nostre curiosità anche in merito all’istruzione degli italiani all’estero. Ritengo che queste iniziative consentano di proiettarsi in nuovi orizzonti» e, scrive Clarissa Falagario, 13 anni, IIIA, «arricchire la nostra conoscenza suscitando l’interesse in modo coinvolgente».

Per Maria Romani, 12 anni, IIIA, «è stata una lezione molto bella, diversa dal solito, fuori dagli schemi, non mi aspettavo che fosse così interessante. Un plauso per l’iniziativa va alla prof Siniscalchi». «Ed è stato anche divertente poiché la dottoressa mi è sembrata una persona molto colta», puntualizza Francesca Rossato, 13 anni, IIIA.

Se, come dice Riccardo Cerasoli, 13 anni, IIIA, «conoscere tali informazioni sviluppa la volontà di cercare stimoli alternativi e non fermarsi al primo ostacolo» e che «la prof Coccoluto, con la sua competenza e il fare spigliato e coinvolgente, ci ha spronato a essere determinati e a lottare per realizzare i nostri sogni», direi che l’obiettivo è stato centrato.

Certo, a Elena Ricci, 12 anni, IIB, l’iniziativa è sembrata «un ottimo modo per fare scuola». Ma quello che piace a Giulia Riccio, 12 anni, IIA, è che «l’evento si stia diffondendo sul web, e per la nostra scuola è una buona pubblicità».  

L’Europa degli uomini e dei popoli di Altiero Spinelli e Jean Monnet è l’Europa dei giovani 4.0, il nostro presente e il nostro futuro.

Giuliano Amato: «Difendere i nostri valori europei, ecco una missione esaltante»

Bruxelles, 28 novembre 2017. Quando, nella primavera del 2002, entrai per la prima volta nella sala stampa del Parlamento europeo a Bruxelles, mi trovai in un’atmosfera travolgente. Colleghi di tutte le nazionalità e dalle mille lingue – anche se il francese prevaleva – correvano a destra e sinistra per fare interviste, realizzare stand-up, scrivere pezzi, lanciare agenzie.

Il presidente dell’Assemblea, il giornalista irlandese Pat Cox, liberale (innamorato dell’Italia e dell’allora presidente della Repubblica  Carlo Azeglio Ciampi, su cui spesso, negli anni a venire, si fermerà a parlare con me) era del mestiere e non lesinava la sua presenza.

Ma tutti gli occhi e le telecamere – e le penne – erano rivolte a loro, a Valéry Giscard D’Estaing (già presidente della Repubblica francese), all’ex primo ministro belga Jean-Luc Dehaene e all’ex primo ministro italiano Giuliano Amato, rispettivamente presidente e vicepresidenti della Convenzione sul futuro dell’Europa, istituita dal Consiglio europeo di Laeken del dicembre 2001 per dibattere su di un progetto che avrebbe dovuto portare a una Costituzione per i cittadini europei.

I cronisti scalpitavano affollando la sala che è oggi intitolata alla giornalista russa Anna Politkovskaja. Volevano sapere se la stesura della Progetto procedeva, ne chiedevano spiegazioni nei particolari, domandavano quali fossero i tempi di realizzazione. Jean-Luc Dehaene cercava di tenerli a bada con la sua simpatia. Giuliano Amato con il suo piglio di prof: «Essere impazienti significa essere impotenti». E i colleghi si acquietavano di fronte a quel tono cortese, ma che non ammetteva repliche.

Autorevolezza.

Il Progetto di Costituzione europea era stato approvato nel giugno 2004 dalla Conferenza intergovernativa. Poi c’era stata la firma a Roma del Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa, il 29 ottobre, altra grande emozione europea, in Campidoglio, nella sala degli Orazi e Curiazi. In una splendida giornata di sole – benedetta dai giornalisti stranieri (ma anche da noi italiani) accolti in una sala stampa creata per loro ai Fori imperiali – che non faceva certo presagire l’esito negativo dei referendum sul Trattato in Francia e nei Paesi Bassi.

Ma «la Costituzione europea non è fallita». Lo ha detto proprio Giuliano Amato, oggi giudice della Corte costituzionale, intervenendo al PE di Bruxelles – ospite dell’eurodeputata Mercedes Bresso – nell’ambito della conferenza “Verso una fase costituzionale? Scenari alternativi per una riforma del Trattato UE”, durante la quale è stato presentato anche il “Manifesto di Roma” di Villa Vigoni, centro italotedesco per l’eccellenza europea.

«Ogni tanto ci si rivede…», ha esordito Giuliano Amato incrociandomi proprio all’ingresso della sala e riconoscendomi.

«Presidente, è dai tempi della Convenzione…», gli preciso io.

«Sono solo 13 anni fa», ricorda velocemente.

«Ma io la seguo anche alla Consulta…».

«Ben fatto», risponde prendendo posto.                                 

«La Costituzione, femmina, ha fatto confluire la sua femminilità nel Trattato di Lisbona, maschio. Dunque non è fallita». Il tono è quello autorevole di allora. La stessa ampiezza di visione, la medesima arguzia. Si rivolge ai giovani, tra i 25 e i 35 anni, che hanno stilato il Manifesto, con la fermezza con cui si rivolgeva ai giornalisti. Di certo non per raffreddare il loro fervido spirito europeista, ma per indirizzarlo, dargli forma.

«Non si può pensare di lavorare oggi sull’intera struttura dell’Unione, come hanno fatto i padri fondatori e come abbiamo cercato di fare noi nella Convenzione. Questa è l’epoca dei piccoli passi, degli interventi settore per settore, bisogna puntare ai singoli miglioramenti. Per ripristinare la fiducia dei cittadini e la solidarietà reciproca degli Stati membri. Poi, ultimo gradino, la federalizzazione».

E viene fuori anche il giudice costituzionale quando precisa che vede difficilmente praticabile la strada della totale prevalenza del diritto dell’Unione su quello nazionale: «solo nelle materie di competenza e nei limiti dei principi fondamentali delle Carte».

Ma l’Europa è una nostra costruzione, la stiamo creando noi cittadini passo passo. Sui nostri valori, speciali, unici. Il presidente Amato non ha dubbi: É «alla difesa dei nostri valori» che dobbiamo dedicarci prima di tutto: «questa è una missione esaltante».

 

Quel fenomeno di sindaco di nome Giada

 

 

 

Sabaudia, 19 agosto 2017. E’ il primo sindaco (lei preferisce il maschile in omaggio al ruolo) donna della mia giovane città di origine, Sabaudia. La prima sindaca (è un mio omaggio alla sua femminilità) delle cinque città di fondazione, strappate alla palude dalla bonifica di inizio secolo scorso. Ha deciso che tutti i consigli comunali si aprano con l’Inno di Mameli, “perché il nostro è un servizio allo Stato”. E’ lei, Giada Gervasi, il primo cittadino uscito dalle urne del 25 giugno con l’impressionante risultato del 77,75 per cento dei voti, sostenuta da tre liste civiche. 42 anni, moglie, mamma, avvocato. Potete trovarla nella casa comunale o nel suo studio come dietro il banco panini della festa della patrona (“a dare una mano”); a presiedere i primi consigli e giunte come a salutare i bambini della colonia estiva. Sempre presente tra i suoi concittadini. Energia da vendere. Idee anche. E sorridente. “Giada per tutti”.

Sindaco, che origini ha il tuo impegno politico?

E’ stato quasi un gioco… Una chiacchierata tra amici prima delle scorse elezioni comunali (nel 2013). Osservando i candidati a sindaco, notavamo come non ci fosse una proposta alternativa, sembrava che i professionisti della nostra generazione avessero oramai tirato i remi in barca. E’ facile lamentarsi senza metterci la faccia. Ci siamo detti: perché non lo facciamo noi? Così è cominciata la nostra avventura politica. Siamo arrivati terzi, con nostra grande sorpresa. Dopo la mia esperienza di oltre tre anni come consigliere comunale di opposizione abbiamo creato una coalizione, e con i nostri attivisti – sono circa 200 – abbiamo lanciato questa sfida”.

E l’idea di basarsi sull’associazionismo?

E’ perché il movimento è fatto prevalentemente di cittadini, persone che si sono già dedicate alla città nelle associazioni, nel volontariato, nei comitati, in gruppi di lavoro, e hanno voluto fare questo salto visto che l’assenza di dialogo con la precedente amministrazione era un limite alla loro azione.

Tutto in poco tempo…

Beh, sono stati quattro anni di intenso lavoro. E poi, era il momento giusto. C’era una volontà di cambiamento nella popolazione. Credo abbia pesato più il fatto che ci siano state amministrazioni simili in continuità per oltre venti anni che il periodo di tempo limitato in cui noi siamo nati e cresciuti. 

Neanche due mesi dalla vittoria elettorale, poco più di un mese dall’insediamento, con il primo consiglio comunale, il 13 luglio: un primissimo bilancio?

Molto positivo! Anche se questo è un periodo complesso, per Sabaudia, con elementi contingentibili come l’affluenza dei turisti, le manifestazioni estive, le problematiche della sicurezza del mare, della spiaggia, l’antincendio, i rifiuti. La nostra azione si sta muovendo su due piani. Da una parte una continuità con la programmazione per la stagione, effettuata dal commissario prefettizio. Dall’altra cominciare a gettare le basi per quella che sarà una struttura di rinnovamento più complessa per poi attuare il nostro programma elettorale.

Prospettive a breve termine?

La prima è la revisione della pianta organica, un elemento di necessità. La macchina amministrativa deve essere efficace ed efficiente, altrimenti qualsiasi programma diventa un libro dei sogni. La rivisitazione si è rivelata necessaria a seguito dei numerosi pensionamenti degli ultimi anni, anche di figure apicali che non sono state sostituite e che hanno prodotto uffici, settori interi gestiti da un solo funzionario. C’è l’esigenza, in base al personale presente, di riorganizzare le risorse umane: dopo una loro corretta allocazione si potrà valutare l’inserimento di nuove figure. Lo stesso personale, cambiando attività o funzione, potrà trovare nuove motivazioni. Senza questi mezzi, il fine non può essere aggiunto.

E a più lungo termine?

Abbiamo attivato tutte le procedure per la sistemazione degli impianti pubblici, sportivi, scolastici e non solo. Abbiamo predisposto la programmazione 2018: manifestazioni ed eventi, con il prolungamento della stagione turistica, anticipandone l’avvio già al 25 marzo, giorno della festa patronale, fino al 30 ottobre. Un maggior coordinamento delle iniziative, in modo da evitare la sovrapposizione e migliorarne la fruibilità per cittadini e turisti.

Certo, il turismo, rilevante per una città come Sabaudia, tanto premiata da madre natura.

Siamo ancora in una fase molto arretrata di sviluppo turistico, sinora legato al singolo evento e non a un’effettiva analisi economica del territorio, della domanda e dell’offerta. Il nostro obiettivo è creare una città del benessere, dove il turista possa trovare tutto: meta di vacanze ma anche di ritorni, di continuità di rapporti. E questo può essere fatto con un turismo 3.0 che consenta la fruibilità, l’accessibilità: qui è difficile trovare l’alloggio, è difficile individuare i collegamenti, arrivarvi. E poi inserirla nei circuiti, cosa sinora mai fatta poiché i servizi sono scarsi. La nostra è una città in cui si potrebbero praticare numerosi sport (dall’equitazione ai nautici agli sport all’aria aperta), ma la scarsità di impianti è una grande limitazione. Per non parlare della possibilità di mangiare bene. I prodotti della nostra terra sono quelli del triangolo d’oro: sono eccellenze esportate anche all’estero. Eppure non siamo ancora riusciti a farne un marchio.

Sabaudia e l’Europa.

Sabaudia è e deve essere considerata una città d’Europa. E’ una città moderna, razionalista, in cui si possono ben coniugare le caratteristiche locali ai canoni di centro europeo. Tra l’altro, è entrata nel novero di cinque città dell’UE al centro di un progetto di studi gestito dall’Università di Padova. Per questo deve essere in grado di coniugare ambiente, risorse e opportunità. Un neo della città – pur con tutti i requisiti oggettivi – è la mobilità sostenibile, per l’assenza di un’estesa rete di piste ciclabili, che consenta la fruibilità interna in bicicletta ma anche e soprattutto il collegamento con i centri limitrofi. E’ un must da porre in essere. Ma Europa vuol dire anche apertura, confronto culturale, sviluppo, studio, e su tutto questo ci vogliamo proiettare. Già nel precedente programma, in modo innovativo, l’elemento che ci ha distinto è stato quello di parlare non solo di Sportello Europa – oltretutto mai attuato sinora – ma anche di Smart City. Noi vediamo Sabaudia come una città dove le nuove tecnologie e l’ambiente possano coniugarsi in tutto. Nella mobilità come nel funzionamento della macchina amministrativa. E nell’offerta turistica.

Hai parlato di Sportello Europa: in cosa consisterà?

Avrà una duplice finalità: da un lato, reperimento dei fondi, tramite i finanziamenti diretti e indiretti, per lo sviluppo delle attività dell’Ente. Dall’altro l’informazione, con il sostegno all’imprenditoria e al privato che vogliano accedere alle opportunità fornite dall’appartenenza all’Unione europea. Sarà un presidio di prossimità, che faccia da punto di riferimento per la comunità e per quelle limitrofe. Uno sportello con una dotazione organica, parte del Settore finanziario, e aperto al pubblico. E’ stata approvata in giunta la delibera per la sua creazione, abbiamo individuato il personale preposto, il che ci consentirà di attivarlo già nel mese di ottobre.

Al di là di come si svilupperà il tuo mandato, quanto è accaduto – e sta accadendo – a Sabaudia, soprattutto a livello di partecipazione popolare, sembra porsi già come un piccolo modello: credi possa essere esportabile anche a livello nazionale?

Quello che, a mio parere, si è perso nei partiti, per così dire classici, in Italia, è il rapporto con la gente, il senso di appartenenza alla comunità, di essere al suo servizio, che è lo spirito che ha animato i padri fondatori della Repubblica. A livello nazionale “vincerà” chi riuscirà a ritrovare quella concretezza di rapporti che si è persa. E, per far questo, lo strumento da utilizzare non è certo la rete, che è e rimane un’importante forma di comunicazione e informazione – da noi tanto usata durante la campagna elettorale – ma il rapporto umano, la conoscenza del territorio, il contatto diretto. Io sono piuttosto protezionista: per me l’Italia è il paese più bello del mondo, e Sabaudia è il comune più bello del mondo! E in quanto tali da tutelare. Però i cittadini devono cominciare a guardare oltre il proprio interesse e sentirsi popolo, ritrovare il valore dello Stato, delle istituzioni, dell’unità nazionale. A fare della diversità una ricchezza.

E il leader vincente?

Io sono il sindaco ma sono sempre Giada. Questo fa la differenza. La gente deve sentirti vicina, una persona di famiglia, seria e onesta. E coerente. Ci vuole molto a creare il rapporto fiduciario e poco a distruggerlo. L’incoerenza non può essere di un leader. L’elemento vincente, nel mio caso, è stata l’intergenerazionalità, l’essere il candidato sindaco che ha unito diverse generazioni di elettori. Riuscire a superare il gap generazionale tra i vecchi personaggi politici e i nuovi, a vantaggio di figure intermedie credibili, insieme a un cambiamento culturale, di atteggiamento: è questa la grande scommessa dell’Italia di oggi e di domani.

25 anni da Capaci: l’italiano al Collège d’Europe in nome di Falcone e Borsellino

Bruxelles, 22 maggio 2017. Quel 23 maggio del 1992 ero a casa, a Sabaudia. Faceva caldo. La mattina ero andata al mare, nel pomeriggio sistemavo libri e materiali dell’università – mi ero laureata a gennaio – con la radio accesa su programmi di informazione. Dal GR1 mi arrivano le voci concitate dei giornalisti che ancora ipotizzano sulla presenza di Giovanni Falcone in una delle auto coinvolte nell’attentato, le cui modalità sanno quasi dell’incredibile. Invece il giudice è lì, con sua moglie Francesca Morvillo, con i ragazzi della scorta, con l’autista che si salva perché sul sedile posteriore: a Giovanni piaceva guidare…

57 giorni dopo, il 19 luglio – sono a Londra per un corso di inglese – stesso destino per Paolo Borsellino e chi lo circonda (fortunatamente Agnese e figli sono lontani).

Già dal mio primo corso di italiano giuridico all’IIC di Bruxelles, nel gennaio 2007, non riesco a trattenermi dal far conoscere agli allievi  la vita e l’operato dei due magistrati che hanno cambiato il destino di silenzio e di omertà dell’Italia del tempo.

E quando – nel febbraio 2014 – al Collège d’Europe di Bruges fanno il loro esordio i corsi di italiano, inaugurati da Beppe Severgnini, le giovani promesse dell’Unione europea, e oltre, sono entusiaste di approfondire la storia e il diritto italiani attraverso il lavoro preziosissimo dei due giudici antimafia.

Difficile esprimere la fierezza – e l’emozione – del 20 giugno dello stesso anno, quando il rettore del Collegio, il prof. Joerg Monar, annuncia, per il settembre seguente, la Promotion Falcone&Borsellino 2014-2015.

E’ Brigitta Horvath, ungherese, master in Relazioni internazionali e diplomazia dell’UE, a chiedermi di realizzare il primo seminario di italiano giuridico e politico al Collège (25 gennaio 2015). «Bisognerebbe attivare stabilmente un corso specialistico di italiano giuridico» sostiene la studentessa della Promotion F&B.  «E’ l’ideale per chi, come me, ha studiato l’italiano all’Università, praticato negli anni ma non certificato a quel livello, cosa che fa il Collège»«Sarebbe interessante introdurre anche seminari di italiano del settore diplomatico: io ho provato a studiare diplomazia italiana all’università, ma mi è stato impossibile a causa dell’inesistenza di testi di supporto, come la dispensa che la professoressa Coccoluto ha preparato e che  mi auguro venga pubblicata presto. Riuscire a capire la politica, la geografia, ma anche la mentalità diplomatica, le pratiche, gli atteggiamenti, il linguaggio, diversi in ogni Paese: c’è una grande potenzialità in tutto questo».

«L’italiano è una parte bella delle attività linguistiche al Collège. Praticarlo a un livello specializzato è un’ottima occasione per noi» conferma Volha Kozhukh, bielorussa, collega di Brigitta. «Durante la Promotion Falcone&Borsellino si è parlato ovunque italiano, anche da parte di chi non aveva un interesse forte e coinvolgente. La nascita dell’Italian Society, poi, ha contribuito ancora più alla diffusione di questa passione italiana: un gruppo aperto anche a noi stranieri. In nome dei due straordinari Patrons, un anno bellissimo al Collège».

«Ho sempre avuto un “affetto” speciale per l’italiano, una lingua elegante, e così romantica… Mi è piaciuto scoprirla e confrontarla con lo spagnolo e la mia lingua madre». Héloise Dubois, francese, master in Studi economici europei nella Promotion Keynes 2016-2017, non ha dubbi: «Voglio raggiungere il livello C2, e questo anno di studio al Collège mi ha messo sulla buona strada. Sono molto grata alla professoressa Maria Cristina per la sua energia e l’entusiasmo inesauribile: l’apprendimento in queste condizioni è una vera delizia. E conoscere nei dettagli il contributo di Falcone e Borsellino è stato determinante per entrare nella storia dell’Italia».

Alexandros Liatsos, ciprota, Promotion Chopin 2015-2016, master in Studi giuridici europei, «intrigato dalla bellezza e dall’importanza della lingua italiana», è stato «un vero onore esplorarla più in  profondità con l’aiuto di un’insegnante talentuosa e di studenti intelligenti provenienti da tutta Europa». «Ho imparato più della lingua e della cultura italiane: ho imparato quante somiglianze esistono tra le diverse lingue, le diverse persone e le diverse società da cui proveniamo. Questo corso ha un posto speciale nel mio cuore e mi ha spinto a diventare una persona migliore e a combattere per un mondo più sano».

Bello sentir dire da Thibault Roy, francese, Promotion F&B – nella sua lingua madre, che non traduco come inno alla pluralità linguistica europea – che «les cours de Prof. Coccoluto allient l’utile à l’agréable. Les leçons sont parfaitement structurées, avec un apprentissage rigoureux de la grammaire et de la conjugaison italienne…mais pas seulement! Elles offrent aussi un enrichissement culturel et personnel avec l’utilisation de supports interactifs variés: chansons, articles de presse, magazines, débats. La professeure est toujours extrêmement investie. Elle n’hésite pas à vous aider quand vous souhaitez explorer un sujet en particulier (poésie, vocabulaire juridique etc). En somme, des cours à consommer sans modération!»

 «La prima cosa che mi viene in mente pensando al nostro corso è che, finalmente, la domenica, ho potuto fare qualcosa per il mio cuore…un qualcosa di molto europeo». Jiri Kratky, Promotion Chopin, master in Relazioni internazionali, è un diplomatico della Repubblica ceca, che ha trascorso diversi anni a Roma e in Vaticano.  «Per me la lingua italiana è la chiave per arrivare all’autenticità della cultura europea… nell’italiano percepisco qualcosa della mia cultura… e mi sento sempre più ‘europeo’».

Daniela Bularda è rumena, master in Relazioni internazionali, Promotion Keynes:  «Al Collège, ho apprezzato molto le dinamiche del corso, un lato umano costante con la nostra insegnante e le nostre belle interazioni. La visione del film su Falcone e Borsellino ci ha proiettato nella lotta contro le reti mafiose degli anni ’80. Anche se con tristezza, mi ha colpito il grande coraggio nell’affrontare gli ostacoli. Quello che ricorderò particolarmente delle loro vicende: se non si riesce a rendere il mondo più felice, almeno possiamo cercare di renderlo più corretto».

Per Simona Pronckuté, lituana, Promotion Falcone&Borsellino, master in Studi politici europei e amministrazione, «l’italiano è una lingua utile soprattutto a Bruxelles, dove tutti parlano inglese e francese, e conoscerlo è un’opportunità in più. Io ho studiato a Parma, ho lavorato a Rimini e a Torino, nel 2007. Al Collège mi è stato possibile praticarlo e approfondirlo».

«Fascinated by the beauty of the Italian culture and language,  I felt extremely lucky when I saw the College was offering us Italian courses with the help of the Italian Cultural Institute from Brussels» afferma in inglese Liana Sandulescu, rumena, master in Diritto durante la Promotion Voltaire 2013-2014. «Learning a new language is always an enriching experience as you are introduced to different traditions and ways of thinking; besides, it is scientifically proven that new grammar structures influence one’s way of thinking. In any event, one thing is certain – it is always a lot of fun!»

«The courses of Maria Cristina were brilliant; she is very lively and always interested of our different backgrounds. I always felt she was happy to be with us and to have a bound with the College of Europe. We were also very happy to study with her. Maria Cristina has so much positive energy and it was a pleasure to be involved in something different from the courses of our departments, something which was very useful and relaxing at the same time».  «The structure of the course was very good, as we did not only grammar exercises, but also innovative exercises – we had photos from newspaper that we had to describe and we also did numerous team activities. I loved that the course always ended with an Italian song that in the end we were singing together. I remember the general enthusiasm when Maria Cristina brought us the lyrics from “Insieme” de Toto Cutugno».

«I have to admit I envy a bit the new promotion as they will have the opportunity to study Italian from the first semester whereas we only started in February. It is very good for the College to support the improvement of language skills and I hope the Italian courses will become a tradition in Bruges».

Per Tobias Kellner, tedesco, Promotion Falcone&Borsellino, «il corso di italiano è sempre stato un buon inizio di settimana! Abbiamo trattato un sacco di argomenti, svolto una serie di attività varie, che ci hanno permesso di imparare tanto, dagli esercizi di grammatica alle prove di canto alle caratteristiche delle regioni, che ci auguriamo di poter visitare  presto».

«Sicuramente la conoscenza dell’italiano consente di fare un passo in avanti per capire l’Europa, il suo passato e il suo potenziale» conclude Volha Kozhukh, «oltre ad aprire le porte per comprendere la realtà odierna in Italia. Sono davvero felice di essere stata studentessa della promozione che porta il nome di Falcone e Borsellino. Ricordando loro, puntualmente penso a tutti gli eroi, magari sconosciuti, che oggi lottano contro la criminalità. E credo che l’esempio di questi due magistrati sia necessario per avere coraggio nell’affrontare le nuove sfide».

Due anni dopo Brigitta si emoziona ancora: «Ricordo di essermi commossa quando sono venuta a sapere il nome della Promotion: l’intitolazione a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino in qualche modo mi ha fatto sentire di essere al posto giusto al momento giusto. Adesso ho la fortuna di lavorare in un edificio della Commissione europea dove c’è una sala a loro intitolata: il primo giorno, vedendo il loro nome all’arrivo, mi si è scaldato il cuore».

«La loro importanza è stata fondamentale per l’avvio di una cooperazione europea e internazionale nella lotta al crimine organizzato. E’ vero, nel 1992 si è conclusa la vita sulla terra di questi due eroi. Ma è cominciata l’epoca della  nostra responsabilità, perché ormai “le loro idee camminano sulle nostre gambe”»

Seminario a Vienna: l’italiano giuridico in Europa tra storia e diritto

Vienna, aprile 2017.  Un anno fa all’AIIC Belgio, Associazione Internazionale Interpreti di Conferenza di Bruxelles, quest’anno all’AIIC Regione Austria. Il titolo del Seminario di italiano giuridico: “Dal codice dei contratti pubblici alla responsabilità dei magistrati, dalla legge anticorruzione al Jobs Act, passando per il processo civile e penale: le riforme in Italia.

Tredici tra interpreti e traduttori, anche giurati – provenienti da Francia, Croazia, Slovenia, Germania, Paesi Bassi, Italia e Austria – hanno seguito un percorso di dodici ore in un giorno e mezzo, tra i meandri del non scontato linguaggio giuridico italiano.

Apertura inevitabile sullo scenario postreferendario e sulle spinte storicosociali che hanno portato alla nascita della Costituzione e dell’ordinamento della nostra giovane Repubblica. Per arrivare alla revisione dell’Italicum, all’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, la legge anticorruzione, fino alla riforma della giustizia civile con la negoziazione assistita e il processo telematico, e del processo penale, con numerosi, e ben noti, casi di cronaca. E ancora, la responsabilità civile dei magistrati, il nuovo codice dei contratti pubblici, la recentissima (e rivoluzionaria, per l’Italia!) legge sulle unioni civili e i patti di convivenza.

La presenza estesa degli interpreti e traduttori giurati ha reso il Seminario ancor più approfondito dal punto di vista linguistico, vista la specificità del lavoro che essi svolgono, il quale necessita di terminologia puntuale e precisa. E per una giurista come la sottoscritta, poter analizzare e spiegare parole, espressioni e concetti nel loro significato più tecnico, senza dimenticarne la contestualizzazione, è stato piacere puro!

Ognuno dei temi attraverso i quali si è snodato il Seminario è stato introdotto da una storia.

Eh sì, le storie…

Ero al secondo anno di università quando,  nel novembre 1987, venne a mancare in un incidente d’auto, a soli 24 anni, Claudia, la sorella maggiore della mia compagna del ginnasio, Paola. Il dramma di una famiglia e di una città.

Nel settembre 1992 – mi ero laureata a gennaio – sua mamma Nirvana mi fece il gran regalo di farmi leggere il dattiloscritto di quello che sarebbe stato, tre anni dopo, “Amorosi segni”,  il libro dedicato alla cara figlia persa prematuramente. E qui, tra le numerose belle caratteristiche di Claudia, scoprii il suo interesse per lo scrittore americano Scott Momaday, su cui stava preparando la tesi di laurea in lingua e letteratura inglese, e, in particolare, per un brano, tratto dal libro “Ceremony”, che Claudia leggeva e aveva sottolineato proprio in quel tragico ultimo viaggio.

“Ti dirò qualcosa sulle storie (disse lui). Esse non esistono soltanto per il nostro divertimento, non facciamoci ingannare. Sono tutto quello che abbiamo, vedi, tutto quello che abbiamo per combattere malattie e morte.

Non abbiamo niente se non abbiamo storie.

Ho sentito così mie queste parole fin da allora che, oramai, in ogni attività di formazione non riesco a rinunciare a raccontare storie.

Anche in questo Seminario a Vienna. L’avvocato Giorgio Ambrosoli, il giornalista Enzo Tortora, il magistrato del pool Manipulite Gerardo D’ambrosio, i giudici antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Per citarne le più note.

Perché un Paese si comprende veramente solo attraverso la sua storia e quella degli uomini e delle donne che hanno contribuito a farla.

Perché solo partendo dalla prospettiva storica – così ricca e variegata – è possibile immergersi appieno nel sistema giuridico italiano, accolto con interesse autentico nella capitale austriaca.